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TEATRO SMERALDO, ADDIO!

La notte tra il 30 giugno e il 1 luglio è stata una notte memorabile. Non perché sia stata testimone di un evento formidabile che, per la sua incredibile bellezza e riuscita performativa, si è guadagnato il diritto di entrare nella top eventi 2012. O meglio, tra gli eventi teatrali 2012 questo ci entrerà comunque, ma per un altro motivo.

È ormai l’alba quando il Teatro Smeraldo di Milano passa alla nuova proprietà. In realtà sarebbe più giusto dire: “È ormai l’alba quando lo spazio occupato dal Teatro Smeraldo di Milano smette di essere un puro e semplice, nel senso buono, luogo d’arte per diventare, a partire dal 2013, un punto di ristorazione con supermercato annesso”.

Il passaggio tra l’ormai ex proprietario Gianmarco Longoni e il nuovo proprietario della catena Eataly è stato siglato con la simbolica consegna delle chiavi che pone fine a un’era di spettacoli durata più di vent’anni.

Ma, per arrivare a questo momento, ci sono volute circa cinque ore e una “Notte Bianca” di musica non stop, una Dj set, iniziata alle 00.00 e proseguita poi fino alle 6.00 del 1 luglio. Ingresso libero e prima colazione offerta da Eataly. Un modo, insomma, per celebrare l’ultimo sforzo “performativo” dello Smeraldo.

E proprio lo Smeraldo, a chiunque arrivasse per dargli l’ultimo saluto, ha voluto donare qualcosa di sé, forse la parte più emblematica.

Sul palco, infatti, nella zona del proscenio, giaceva abbandonato il grandissimo sipario verde, quasi a voler dire: “Eccomi, sono qui, prendete una parte di me come ricordo”; intorno, una sala spoglia delle sue poltroncine rosse. Solo le gallerie superiori, ancora montate, a ricordarci che lì, fino a pochissimo tempo fa, si mettevano in scena spettacoli.

Con la chiusura dello Smeraldo finisce per Milano un’epoca molto importante, un’epoca che ha visto alternarsi sul palco artisti anche di fama internazionale, come amano sempre e giustamente ricordare coloro che allo Smeraldo devono una parte della loro vita professionale.

Purtroppo, questi sono anni molto difficili per i teatri italiani e per la cultura in generale. L’unica cosa che si può fare è sperare che, prima o poi, il grandissimo potenziale culturale dell’Italia  venga “spremuto” al massimo perché posti come lo Smeraldo sono l’anima del nostro Paese.