Luana Savastano 1 commento

PREMESSA – Spinta dalla curiosità di assistere dal vivo ad un musical che ha riscosso un enorme successo di pubblico e critica in tutti i paesi dove è stato rappresentato, nonostante venga definito un “piccolo musical da camera”, ho acquistato il biglietto per la data del 6 gennaio al teatro Franco Parenti di Milano. Lo spettacolo mi è piaciuto così tanto che ho deciso di non lasciarlo cadere nel dimenticatoio ma di raccontare le mie impressioni. Di seguito potete leggere la mia recensione.

LA RECENSIONE – Si può mettere in scena uno spettacolo bello, coinvolgente e qualitativamente di alto livello con un cast di soli quattro attori, scenografie praticamente inesistenti e un budget altrettanto limitato? La risposta è “Sì, si può!”. E la prova più evidente si chiama “Ailoviù… Sei perfetto, adesso cambia!”.

Si tratta di un “musical da camera” che è andato in scena nella piccola sala “AcomeA” del teatro Franco Parenti di Milano in occasione del periodo natalizio. Come detto, “Ailovù” è uno spettacolo senza grosse pretese di produzione, che resta al di fuori delle logiche dei grossi circuiti pubblicitari, ma forse è proprio per questo motivo che la sua riuscita è ancora più apprezzata.

Proveniente dall’ambiente dell’Off-Broadway (ha debuttato precedentemente nel New Jersey nel 1995), “I Love You, You’re Perfect, Now Change”, questo è il titolo originale, è uno spettacolo frizzante, energico, e terribilmente divertente. Merito degli ideatori Joe Di Pietro (autore di testo e liriche) e Jimmi Roberts (musiche), del regista Vito Molinari, che l’ha portato in Italia per la prima volta nel 2000, e di Roberto Recchia (anche attore), curatore della traduzione e l’adattamento italiano.

Già dal titolo si capisce che il filo conduttore di tutto il plot è la quotidianità del rapporto di coppia che viene rappresentato senza mai cadere nella banalità, come potrebbe invece succedere vista l’universalità dell’argomento.

Il primo appuntamento, i dubbi, le paure, il matrimonio, i figli, i primi ripensamenti, il divorzio e la vedovanza sono solo alcune delle situazioni sapientemente cucite tra di loro dal regista Molinari, per un totale di 24 sketches in cui gli attori interpretano più di cinquanta personaggi senza far minimamente “pesare” i classici cambi di scena.

Niente momenti morti che possano far cadere l’attenzione, niente pause ingiustificate o veri e propri standby, per chi assiste non c’è “tregua” perché il ritmo è sempre molto serrato e i tempi sono ben calibrati. Anche quando la parola, cantata o semplicemente recitata, lascia il posto alla sola musica (rigorosamente dal vivo e ottimamente eseguita da Domenico Cutrì, al violino, e da Gianluca Sambataro, al pianoforte) gli occhi e le orecchie dello spettatore sono lì, a fissare quel piccolo palcoscenico dove sta prendendo vita uno dei musical più riusciti degli ultimi vent’anni.

Già, la musica, la quinta protagonista dello spettacolo, un arcobaleno di suoni e generi che abbraccia secoli di storia della musica. Così, uno dietro l’altro, trovano spazio l’operetta, il blues, il country, il tango, il rock’n’roll, fino ad arrivare al più contemporaneo pop. Al suo fianco quattro sorprendenti voci, quelle delle gemelle Paola e Marisa Della Pasqua, di Roberto Recchia e di Luca Sandri che hanno regalato una prova di alto livello: preparazione tecnica al limite del virtuosismo, notevoli capacità interpretative e incredibile versatilità vocale hanno permesso ai quattro performers di dar vita alle più tipiche situazioni: una vamp in compagnia del figo di turno; una coppia di innamorati che, invece di annunciare ai genitori il proprio fidanzamento, annuncia la separazione; una ragazza al settimo cielo per essere stata chiamata dal suo lui (facendo gridare al miracolo la madre accorsa per l’occasione: “un uomo che ti chiama è un evento”); una damigella d’onore che colleziona vestiti ed è allergica ai matrimoni; la classica famigliola in gita con i due figlioletti.

Insomma, tante sono le vicende rappresentate che è impossibile non identificarsi. Come altrettanto difficile è affermare che una scena merita più delle atre, perché tutte, in egual maniera, hanno contribuito alla perfetta realizzazione del progetto. Gli applausi e le risate del pubblico presente in sala ne sono state la riprova.

Una menzione particolare va fatta anche ai coloratissimi e azzeccati costumi di Romeo Liccardo (sue anche le scene), davvero molto efficaci.

Che altro si può dire di uno spettacolo che ha avuto ampi consensi ovunque sia stato rappresentato? L’augurio è quello di poterlo trovare ancora nei cartelloni dei teatri nostrani, perché questo tipo di produzioni è sempre un piacere scoprirle e riscoprirle.

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